Shakshuka (all’italiana), il meglio del brunch

E’ sabato, domani è domenica, e mi fermo qui per non adombrare la giornata con prematuri pensieri cupi sulla nefasta successione dei giorni. La domenica è il santo giorno del brunch, e nonostante l’Italia negli ultimi anni abbia saputo assimilare la tendenza di servire colazioni salate e abbondanti, ci sono ancora alcune chicche che nel resto del mondo sono ormai un classico mentre qui ancora latitano. Una di queste, una delle mie preferite, è la Shakshuka.

Nonostante il nome da band pop anni ’90, la shakshuka è quanto di meno kitsch e plasticoso ci sia. E’ un piatto antico, che si diffonde per buona parte delle terre emerse da tempo immemore. In molti ne rivendicano la paternità, ed essendo una ricetta che affonda le radici all’epoca dell’Impero ottomano è difficile stabilire, esattamente, di chi sia. I dati di fatti sono due: 1-la versione più diffusa in occidente sembrerebbe essere quella ‘ebraica tunisina’ (davvero!) e 2-Turchia, Palestina, Israele, e poi tutto il medioriente e il nord Africa conoscono questa prelibatezza. Che poi va avanti a diffondersi in Africa centrale, seppur con alcune varianti sostanziali.

Quindi, cos’è la Shakshuka? Essenzialmente uno stufato di pomodoro e peperoni, in cui si fanno cuocere delle uova a creare delle piccole isole bianche in questo mare rosso e speziato. Quasi tutti ci mettono aglio e cipolle, cumino e peperoncino, e poi prezzemolo a guarnire. In Palestina si aggiunge spesso il labneh, un formaggio cremoso, mentre in America molti ci sbriciolano dentro della feta. In tutti i posti citati, comunque, c’è un elemento comune: la Shakshuka si mangia a colazione. Tipo Aldo, che ‘finisco la peperonata e arrivo!’. E a pranzo, topi morti?

A pranzo niente, perché è un ottimo piatto unico per il brunch, e infatti viene servita come tale in tutti i posti di tendenza nel mondo. Ho pensato, pertanto, di prepararne una versione ‘nostrana’, utilizzando erbe aromatiche e aromi familiari al nostro palato e che possano mettere l’appetito solo a leggerli a tutti, da qualunque parte del mondo vengano. E se il peperone al brunch vi fa impressione, nulla vi vieta di prepararla per cena.

Ricetta della Shakshuka all’italiana (x 3 persone)

Ingredienti

1 cipolla rossa a fettine sottili
2 o 3 spicchi d’aglio tritato
4 pomodori secchi sott’olio sminuzzati
2 peperoni rossi a listarelle sottili
2 lattine (400g l’una) di polpa di pomodoro
100 gr di formaggio primosale (o ricotta, anche di pecora per osare) sbriciolato
6 uova
1 cucchiaino di origano
1 cucchiaino di zucchero
Un ciuffetto di prezzemolo
Peperoncino
Sale e pepe
Olio EVO

Procedimento

In una padella capiente che possa andare in forno, quindi meglio se di ghisa, fate soffriggere a fuoco medio aglio e cipolla in due cucchiai d’olio. Dopo 5 minuti aggiungete i pomodori secchi e il peperoncino (a gusto), dopo altri 3 il peperone. Regolate di sale e pepe, quindi fate arrostire i peperoni girando di tanto in tanto, a fuoco medio, per almeno 10 minuti.

A questo punto unite il pomodoro, lo zucchero e l’origano. Regolate di nuovo di sale e pepe, mescolate bene e fate cuocere a fuoco lento, con il coperchio, per venti minuti. Nel frattempo, accendete il forno a 180°, statico.

Passati quei venti minuti, togliete il coperchio alla padella e spegnete il fuoco. Spargete il primosale sbriciolato sulla salsa, poi con l’aiuto di un cucchiaio, fate sei buchi, all’interno di questa salsa densa, che possano accogliere il contenuto di un uovo ciascuno. Riempite quindi ogni buco con un uovo, quindi spostate la padella nel forno per cuocere le uova. Serviranno dai 5 agli otto minuti, dopodichè il tuorlo inizierà purtroppo a cuocere. Togliete quindi la padella dal forno e spolverate la vostra shakshuka con un po’ di pepe e peperoncino. Guarnite con una chiffonnade di prezzemolo e un filo d’olio.

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